Le tenevo la mano con molta delicatezza, mentre lei concentrava tutte le sue attenzioni sullo sforzo che s´apprestava a compiere....; quell´impresa, quasi sovrumana, che le contraeva i muscoli fino a modificarle l´espressione del volto: un´espressione che non traeva in inganno e raccontava tutta la fatica di quel gesto.
Io la osservavo e tra un misto di pietá e tenerezza, dentro di me la incoraggiavo, volevo ce la facesse, quella sua tenacia meritava una ricompensa.
All´improvviso, nel mezzo di quell´attimo, mi é tornato alla mente un sogno. Un sogno che facevo frequenetemente nel corso della mia infanzia e dell´adolescenza: nel sogno comparivo io che affannosamente cercavo di raggiungere un autobus in sosta presso una fermata; correvo affanosamente fino a rendermi conto di non produrre alcun movimento; solo poco dopo, riacquistavo le forze, ma l´autobus era ormai perso.
Ecco....in quel semplice esercizio, lei stava impersonificando il mio sogno, probabilmente provando la mia stessa angoscia ed ansia, con la differenza che non si trattava di un macchinazione onirica, ma della sua quotidianitá, della pura realtá di una persona anziana.
Lei si chiama HENNI e la sua impresa era quella di alzarsi da una sedia...!!!!!!!!
Questa volta c´é riuscita....., ma chi entra in una casa di riposo come ospite probabilmente giá sa che quello é il suo ultimo capolinea.
Non é cosí per tutti, ovviamente, perché in alcuni casi
quella consapevolezza neppure la si acquisirá mai.
Ci sono compagni di viaggio infatti che compiono il medesimo percorso in discesa, ma nei confronti dei quali il destino, un Dio o la natura, ha voluto che prima di tutto si spegnessero le "luci in sala" fino a far scendere la notte nella loro testa.
Henni é una delle tante persone con cui lavoro; non é una collega, é la mia "datrice"; Henni é entrata lá per non uscirne piú, perché su questa terra, oltre a tanti "inferni", ci sono anche dei purgatori, indubbiamente di diverse categorie e classi, ma sempre "purgatori" restano: quei "salotti" in cui, in maniera piú o meno dignitosa, si attende di passare dall´altra parte, aspettando in maniera relativamente cosciente che arrivi il proprio turno...
Sono finito a lavorare in una casa di riposo per casualitá e per necessitá; benedico questo dono del destino, come tanti altri che mi ha fatto finora, in quanto questa esperienza mi ha portato a crescere ancor di piú, mettendomi in relazione con la morte, il percorso della vecchiaia e quello delle malattie; una serie di passi inevitabili da cui la maggior parte degli uomini rifuggono pur riguardandoci tutti, indistintamente.
Io, insieme a tanti altri colleghi, accompagno questa gente nel loro stazionamento in purgatorio; lo faccio con serietá ed impegno; lo faccio cercando di essere rispettoso, ma lo faccio sapendo di commettere tanti errori.
Non sono un angelo, affatto; sono un uomo che lavora con gli uomini e che dagli uomini ha imparato a prendere tutto: le cose belle e le cose brutte, ma che sicuramente sa di non poter prescindere da quel contatto che mette in moto una serie di meccanisimi, a volte nascosti, chiamati "sentimenti"!
Per questo anche e soprattutto in una casa di riposo impari a voler bene alle persone, ma anche a provare antipatia, a volte astio; contribuisci ad ingenerare incomprensioni o a dar il tuo contributo per chiarire, risolvere, appianare tutto e questo gioco di emozioni si verifica anche quando nella casa di riposo finisci a lavorare nella sezione dedicata ai malati d´Halzeimer, quella malattia che nelle peggiori delle ipotesi ti spegne letteralmente la testa, fino a rendere un essere umano soltanto un corpo vuoto che deambula; mentre nelle migliori, ti dona quella vena, quasi poetica, da giullare di corte; figura curiosa.
Lá dove la vecchiaia si accosta all´infanzia arrivi a capire quanto l´aspetto speciale del nostro essere umani, consiste proprio nel sapere esprimere istintivamente la nostra unicitá, in tanti modi diversi anche quando non si hanno piú le forze, le capacitá e la luciditá!
Questo post, per quanto banale possa essere, é dedicato a tutte le persone anziane che ho incontrato in questo anno di lavoro e che ho provato, a modo mio, ad aiutare dando loro tutte le ricchezze umane di cui sono in possesso; persone con cui condivido ogni giorno, in una giostra a volte ripetitiva di eventi ed abitudini e persone che non ci sono piú, perché hanno risposto alla "chiamata" ed in quella "sala d´attesa" non c´era piú tempo per stare!