In realtà non so bene da dove cominciare a raccontare questa grande avventura africana, il fatto è che ora mi ci trovo totalmente in mezzo ed è un mix di emozioni che difficilmente riuscirò a dimenticare………
Il lavoro della tesi…….procede, un pochino a rilento ma procede perche ho incontrato vari ostacoli che nn avevo messo in conto, ad esempio la lingua, che è l’ostacolo piu semplice, oppure il fatto che i bambini fino a 3 anni circa non hanno il nome perché si aspetta i 5 anni per dargli un nome,viste le aspettative di vita, quindi molto spesso mi ritrovo ad aver a che fare con dei bambini che “vengono chiamati” ma senza avere un nome vero, oppure ancora il fatto che sono stato tre giorni chiuso dentro casa con la febbre…..…… e potrei continuare dicendo che i bambini molto spesso nn sanno rispondere alle domande che gli pongo, forse dovuto al fatto che l’idea del bianco è ancora quella dello stronzo colonizzatore che lascia il paese nella merda nel momento più triste della storia….eggia questo purtroppo lo sanno anche i bambini.
Maputo è una città molto grande…..non so bene quanti abitanti abbia ma è molto popolata, c’è anche un gran traffico nelle ore di punta, che però è ben sostenuto dalla buona pazienza dei poveri sventurati che ci incappano…..non so come spiegarlo, ma a Roma una giornata di traffico ti sfianca, fino a diventare esaurito in macchina, e alle sette di sera ti trovi a fare a botte un giorno si e l’altro pure sulla tangenziale per una strada tagliata o per una strombazzata di clacson più lunga del dovuto; invece qui è tutto molto più semplice, nel senso che se uno fa una puttanata per strada nn c’è ne è un altro che si incazza a bestia……si diciamo che c’è una sorta di sopportazione generale……di pacifica convivenza.
Altro aspetto interessantissimo è il fatto che tutto va fatto col tempo che ci vuole…..esempio:
entri in un negozio……nn troverai mai il commesso che viene di corsa e ti chiede che cosa ti serve,questo lo fanno i poveracci ambulanti di strada, anzi se nn gli rivolgi la parola lui nn ti si incula di pezza, e se gli chiedi quello che vuoi…..lui con la dovuta calma ti accontenta, nel migliore dei modi lo fa….però sempre con la dovuta calma.
E’ stranissimo ma è come se qui il tempo si ferma, l’orologio al polso qui lo portano in pochissimi, l’orologio interno ancora meno…………questa è un'altra difficoltà che ho incontrato nel dover pesare i bambini….nel senso….domani appuntamento alle 10 per la pesata generale……..e alle 10 erano in tre….di cui due aprivano solo il cancello del centro!
Incredibile, incredibile………….prima di partire ho detto che questo era un sogno(forse è troppo chiamarlo sogno)e ora mi accorgo di quanto i giorni passano, le ore passano e io ho sempre meno tempo per stare qui……..nn poche volte mi è balenato in testa lo schiribizzo di rimanerci, ma forse è il coraggio che mi manca…….non lo so, in fondo noi viviamo nella parte bella del pianeta…..dove le case di canisu(capanne)le vediamo solo nei film, mentre qui la case di bloqu(blocchi) le vedono solo nei film…………sto imparando moltissimo qui, i bambini mi stanno insegnando tantissimo…….soprattutto mi hanno insegnato che nessuno è indispensabile!
Ho passato tre giorni nella savana, in condizioni del tutto insostenibili, nn dal lato dei bambini, che erano tantissimi(100 circa), ma piu che altro dalle condizioni assurde del posto in generale, nel senso bagni senza porte, a dormire tutti per terra…….mangiare cibo “africano” ecc. ecc.
Ti giuro è stata allucinante, bellissimo perché coi bambini ho raggiunto un legame fantastico, traumatico perché mai m’ero confrontato con tutta questa scomodità……..la sera dell’arrivo, tutti sono intenti nel sistemare le lenzuola sulla nuda terra, un bimbo mi guarda e mi dice di usare le sue lenzuola perché quelle che c’eran li erano sporche……….. all’inizio c’era un bambino il nome è Tonecasch……lo mettono nella mia squadra e io da buono “chef de equipo” gli insegno il motto che mi ero gia stampato in testa, vedevo che questo bimbo piccolo piccolo stava sempre in un angolo, sempre l’ultimo e sempre in silenzio, mai un sorriso….come se tutto gli scorresse addosso, decido di affrontare quell’enorme muso che aveva in faccia….e gli vado incontro…..gli chiedo il suo nome (como es tu nome……o na cosa che gli somiglia) e mi risponde a mezza bocca….gli prendo la mano, una mano bollentissima…….subito lo porto dal dottore che mi dice che quella era febbre, ma nn solo, chiedo cosa c’era d’altro, e lui mi risponde che quel bambino aveva saputo di essere sieropositivo da circa 10 gg……………………..
in quel momento mi si gela il sangue………………….
nn riesco ad emettere alcun suono, alcuna espressione se nn un piccolissimo sorriso che esce dalla mia bocca rivolta agli occhi di Tonecasch.
In quel momento lo sento vicino,
molto vicino…..
mi viene incontro e mi prende la mano…….
lo sento vicino……..
sento un piccolo conforto……..
in quel momento ero io il bambino, ero io quello che nn sapeva cosa dire……ero io il bianco che piomba in africa convinto di salvare le sorti dell’africa e invece davanti al primo problema si nasconde…….
.uscimmo da quella stanza, insieme, mano nella mano……
……………………..lui con la consapevolezza di avere un amico fifone…..e io con la convinzione che di supereroi ormai nn è piu tempo.
Tonecasch mi ha insegnato molto in quei giorni, mi ha insegnato a gioire quando una febbre passa, mi ha insegnato a ragionare sull’importanza di tutto quello che abbiamo, mi ha insegnato……..ad essere un bimbo africano……….
Penso di avere molto da raccontare quanto torno, perché sarebbe un oltraggio tenere tutto per me…..intanto…..chiedo il perdono per questa mail chilometrica…..ma ho questo soltanto per condividere con i miei amici……..un abbraccione forte….africano!
Ps.ho scritto tanto perché sto a letto con una bella faringotonsillite….ma nn vi preoccupate,con una bella terapia d’urto a base di tachipirina e penicilline varie, ho sdraiato ogni bacilletto africano, alla faccia della concorrenza italiana…..
Ciauuuuuuuu
Nico