Eli alle prese con la cena norvegeseCon un caldo abbraccio Oslo mi circonda e mi coccola, facendomi assaporare un po’ di primavera del Nord, quando ancora dovrebbe esserci una spessa coltre di neve a coprire prati e case, e gli unici colori visibili dovrebbero essere quelli del legno con cui vengono erette le case: giallo, verde e tantissimo rosso.
Invece sorprendentemente la luce che colpisce le infinite vetrate esposte verso il porto rimandano un riverbero che mi addolcisce, mi rende sereno e ha un effetto benefico, come un balsamo, sui burberi norvegesi. Giacche portate sulla spalla, prime t-shirt, top con generose scollature, magliette da vacanza a Saint Tropez.
Ga mi accoglie con il suo consueto fare: passo felino e sorriso aperto e un secondo dopo essere sceso dal pullman sono già tra le sue braccia con un sorriso ancora più grande. Il viaggio, come al solito, è abbastanza provante, ma ne vale di sicuro la pena. Subito manifesto la voglia di vedere il mare e il porto, la mia parte preferita, e mi metto a contemplare quella distesa di acqua brillante che rimanda un gioco di luci particolare; la chiacchiera con Ga viene fuori libera e felice, come una gallina che scorrazza per l’aia senza problemi di spazio. Quella parte della città mi rende felice e, se ci vivessi, dovrei starci almeno una volta al giorno: il molo, ha una banchina in legno cosparsa di statue dal volto umano, dalle pose più normali possibili, dai lineamenti familiari; mi piace come viene utilizzato il legno e la cosa mi dà un senso di pace assieme al leggero sciabordio delle onde che si infrangono lungo di esso. Mi sarei fermato ore a guardare il mare, ma il mio spirito romantico poco si conciliava con le mille cose che avevamo da fare e alle quali Ga voleva farmi assistere. Ecco così che, come succedeva a Roma, sono entrato nel turbine della sua vita a Oslo: persone da incontrare, cose da fare e posti da visitare.
Eli - sullo sfondo il Municipio di OsloCominciamo dai due padroni di casa: Tom e Roy. Definirli in qualsivoglia maniera sarebbe riduttivo, e anche elencando tutte le cose che hanno fatto per me non darebbe l’idea di che persone siano e di quanto la loro generosità e bontà d’animo sia estesa. Posso solo ringraziarli per tutto quello che hanno fatto facendomi sentire a casa, cercando in tutti modi di mettermi a mio agio (missione pienamente riuscita) e rendendo il mio soggiorno così piacevole da superare ogni mia aspettativa. Non pensavo esistessero persone tanto altruiste, gentili e accomodanti, sempre con il sorriso, ma non una paresi, un sorriso che partiva ogni volta dal cuore, quindi autentico. Non mi hanno fatto mai mancare nulla, coccolandomi come si fa con un figlio e mi sono sentito davvero privilegiato.
Le mie scorribande solitarie per Oslo si sono consumate quando Ga era impegnato una mattina al suo corso di norvegese. Consiglio a tutti di andare a visitare il museo zoologico: fino a metà agosto c’è la mostra dedicata all’omosessualità nelle specie animali: interessante e anche divertente, ci sono delle didascalie che a volte fanno sorridere; inoltre sempre nella stessa palazzina c’è il museo che mostra praticamente tutte le specie animali presenti in Europa, e una panoramica esaustiva sulle specie extraeuropee. Inoltre, dettaglio non trascurabile, costa solo 5 euro e, con lo stesso biglietto, si può visitare anche il museo geologico (che sta proprio nella palazzina di fronte) che, oltre a mostrare migliaia di pietre e simili, “nasconde” una grandissima sorpresa! Poi, per chi non può fare a meno dell’arte, a pochissimi metri c’è la mostra di Munch, gratuita. Purtroppo non c’è il suo più grande capolavoro, ma sono presenti quadri in cui il suo stato d’animo viene trasmesso molto chiaramente, quel disagio di cui “L’urlo” è portatore. Sempre parlando di arte, anche il museo nazionale era gratuito, e quindi ne abbiamo bellamente approfittato per gustarci una sfiziosa mostra di arte moderna, con opere a volte scioccanti a volte divertenti a volte criptiche (l’immaginazione di chi osserva regna sovrana).
Un bacioOvviamente Ga non poteva esimersi dal farmi conoscere mezza Oslo: ormai conosce tutti gli italiano trasferiti lì, e buona parte degli stranieri e, ogni tanto mi domando perché non abbia mai pensato di buttarsi nelle pubbliche relazioni…
Ho avuto il piacere di incontrare i suoi amici del corso di norvegese dato che una sera avevano organizzato una cena-rimpatriata. Ognuno ha portato qualcosa di commestibile del proprio paese: la Grecia mi ha conquistato con la moussaka e una salsa tzaziki da leccarsi i baffi e i controbaffi! Noi ci siamo difesi bene con una pasta al pesto e pomodori pachino, poi c’erano lasagne (da un italo-inglese, il quale era “indeciso” se portare fish & chips!!), uno sformatino di frittata con patate (Spagna) una carne con salsa al curry (Libano) dei biscotti salati con il formaggio marrone tipico norvegese e delle tartine di salmone e frittata (Norvegia), riso bianco che accompagnava una salsa speziata (Iran), e poi tutti contenti con un bel caffè italiano sul finale. Eravamo tutti ospiti di Eldrid (insegnante di norvegese di tutta l’allegra comitiva) e Gael (suo marito francese, che ha reso ancora più variegato il meltin pot della serata). Tra birra e ottime libagioni, seduti a cerchio, venivano a galla argomenti che suscitavano l’ilarità generale: un ottimo modo per passare una serata!
Eli, Tom e RoyVorrei aggiungere un’ultima cosa: mi è molto piaciuto il rapporto simbiotico che in Norvegia le persone hanno con la natura; il rispetto per il verde non è solo una norma di senso civico, ma tutti la applicano e, quindi, ne traggono beneficio. Dietro casa di Tom e Roy c’è un piccolo sentiero che passa all’interno di un bosco e che arriva ad un lago: gli uccelli che popolano il lago vivono tranquilli e se date loro da mangiare vi ritroverete all’improvviso come nel film di Hitchcock!
Ga, grazie per ogni singolo gesto.